Moltitudine di impronte
Gaetano Kanizsa
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Tronco, 1978

Mio padre oltre che rigoroso scienziato è stato anche un amante dell'arte e un artista in proprio. Uomo poliedrico e curioso della vita apprezzava tutto ciò che era bello; l'arte in tutte le sue forme lo appassionava. Certamente apprezzava in modo particolare le opere, fossero pitture, sculture, architetture o opere di design, dalle linee pulite e dai tratti essenziali senza inutili ridondanze. Io penso che questa preferenza per l'essenzialità, questo desiderio di arrivare al nocciolo delle cose senza inutili orpelli nel tentativo di vedere "al di là" di quanto appare (che per altro caratterizza anche la sua ricerca scientifica nel campo della percezione) si noti in tutta la sua opera artistica, ad esempio nella scelta di non utilizzare se non il bianco e il nero e nel suo tentativo di arrivare a delle forme pure che non potessero essere ricondotte a qualcosa di conosciuto.

In effetti diceva sempre che erano gli altri a dare dei nomi alle sue opere cercando di trovare dei corrispettivi fra le forme da lui prodotte e le loro esperienze (e anche in questo vi era una connessione evidente con la sua opera di scienziato) mentre per lui quelle erano solo forme e basta. Di come lavorasse alla ricerca di un equilibrio della forma avvicinandosi e allontanandosi dal quadro che stava dipingendo, di come decidesse via via quali tratti aggiungere in modo che l'opera risultasse essenziale ma completa, di come si innervosisse se qualcuno gli suggeriva dei completamenti che non risultavano tali da rendere equilibrato il tutto, altri hanno già scritto anche in questo catalogo. Io quindi mi limiterò a testimoniare il fatto che lavorava alle sue opere con altrettanta tenacia, allegria e apparente leggerezza con cui si impegnava nelle sue ricerche:
ambedue le sue attività gli davano grande soddisfazione e in ambedue si impegnava con altrettanta fermezza. Questo nonostante egli sostenesse che dipingere era per lui un momento di svago privato, qualcosa cui poteva dedicarsi solamente quando le cose serie erano finite, qualcosa di cui erano al corrente solo pochi amici. In realtà poi era felice quando le sue opere venivano esposte ed apprezzate ed era molto orgoglioso delle sue mostre.
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Bomboloide, 1972

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Bomboloide, 1971

Proprio questo vivere la pittura come un momento di svago ha fatto sì che  egli non abbia mai fatto un accurato catalogo delle sue opere che, semplicemente, venivano accumulandosi nelle nostre case, dove erano (e sono) di difficile accessibilità per tutti. Questo catalogo nasce proprio dall'esigenza di dare visibilità e sistematicità almeno a una parte dei dipinti (circa 60 su più di 250) e di rendere conto anche di questa attività di mio padre che altrimenti sarebbe andata dispersa senza lasciare traccia. La gestazione è stata lunga e ora, ad opera terminata, devo ringraziare tutti coloro che mi hanno incitata a lanciarmi in questa impresa come Augusto Garau, artista cui mio padre era molto legato, che mi ha spronata a fare un catalogo e spesso amichevolmente sgridata perché tardavo nel mettermi all'opera, ma anche chi, come Carlotta Cernigliaro, dopo avermi spinta all'impresa mi ha aiutato a farla diventare realtà, o Alberto Veca ai cui consigli e alla cui sapienza ho spesso fatto ricorso, o Franco Jesurum e Giuliana Corbi, galleristi di Trieste.

Ringrazio poi di cuore tutti coloro i cui scritti sono contenuti in questo volume e non  apprezzando particolarmente le opere di mio padre, hanno permesso la realizzazione di questo catalogo.

Silvia Kanizsa

Quest'attività di pittore era cominciata quasi per gioco, ma, negli  ultimi anni, aveva raccolto significativi riconoscimenti, di cui egli era particolarmente orgoglioso. Aveva esposto anche alla Biennale veneziana. Per l'European Conference on Visual Perception ad Edimburgo, gli era stato chiesto di organizzare una mostra a lato del Congresso. E stava già lavorando con entusiasmo su questo progetto. La morte ha colto Kanizsa nel pieno del lavoro, scientifico e artistico; lo ha colto al termine di una giornata serena, trascorsa tra colleghi e amici. Il vuoto che lascia in noi, dal punto di vista umano, è incolmabile. Ma l'amarezza per la sua perdita come scienziato è sconfinata. Non ci ha lasciato solo una grande eredità, ma soprattutto il grandissimo rimpianto di un lavoro interrotto ancora in pieno svolgimento.

Walter Gerbino; Riccardo Luccio

 

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Uovo, 1975

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Composizione, 1976

E al termine degli incontri, nel tardo pomeriggio, quando veniva il momento di lasciare l'Istituto, egli aveva l'abitudine di tracciare sulla lavagna, con dei gessetti colorati, delle forme astratte, che poi contemplava facendo due passi indietro, e arricchiva con aggiunte suggerite da quel primo giudizio, arretrando poi nuovamente e aggiungendo altri particolari. La figura si costruiva così, poco per volta, sulla lavagna, e veniva lasciata lì quando ce ne andavamo; ma il giorno dopo era ovviamente scomparsa, cancellata da chi di quella lavagna aveva bisogno per le sue lezioni.

Guido Petter dal catalogo della mostra Continuo texturale, Centro culturale Superficie Anomala, Milano, 2001

 

 

Si provi oggi ad andare in internet e a interrogare un motore di ricerca con l'espressione "grammatica visiva" o meglio "visual grammar". Oltre che l'ennesima verifica della giustezza di una massima come "nemo propheta in patria", le risposte saranno la misura di quanto la nozione si sia espansa e capillarmente estesa, e qualche volta sia stata anche fertilmente fraintesa. Io però, oltre a tutte le sottigliezze di uno stile fenomenologico attribuito alla scienza della percezione, è alla concettualizzazione kanizsiana di una - per così dire - universale competizione e sinergia fra fattori, che voglio riconoscere un debito teorico basilare. È proprio agendo su questo equilibrio, accentuando cioè oppure vanificando il reciproco sopravvento degli elementi in campo, che si costruiscono (o si azzerano) le gerarchie di attenzione e di senso per il destinatario. Il che è l'essenza stessa del design.

Giovanni Anceschi

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Corrugazione, 1986

Autori:

Dall'enciclopedia Alberto Veca

Un lavoro ancora in pieno svolgimento Walter Gerbino Riccardo Luccio

Gaetano Kanizsa pittore e psicologo Guido Petter

Le "biotessiture" di Gaetano Kanizsa Gillo Dorfles

Le qualità terziarie della sua arte Luciano Caramel

Gaetano Kanizsa: l'icona che s'impone Giovanni Anceschi

Autopresentazione Gaetano Kanizsa

 

Progetto grafico, impaginazione, fotoritocco in sistema supervisione alla produzione Buonsegno, Sordevolo Composizione tipografica in Eras Riproduzione fotografica delle opere Fulvio Aragozzini Milano Acquisizione immagini Inedita, Biella Nuova linea, Milano Fotolito e stampa Tipografia Gianotti Montalto Dora, Torino Carte naturali Gruppo Cordenons Canaletto liscia, Bakri Everest Meta e Studio Patalano ringraziano gli autori per il commento alle opere Buonsegno società cooperativa sociale per la consulenza editoriale Zero gravità villa Cernigliaro per arti e culture associazione Onlus per la consulenza artistica Simonetta Roveroni